Ischia News ed Eventi - La scissione nel PD solo una questione di "semantica"?

La scissione nel PD solo una questione di "semantica"?

Politica
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La scissione nel PD viene definita dal direttore de "La Repubblica", Mario Calabresi, in un editoriale di venerdì 17 febbraio 2017 di prima pagina "una scelta irresponsabile per la stragrande maggioranza degli elettori del più grande partito della famiglia socialista rimasto in Europa". FALSO. Per " semantica" questo NON è un Partito Socialista perchè non definisce se stesso tale: l' equivoco sul quale hanno fatto una " fusione fredda" i post democristiani( centro?) ed i postcomunisti ( sinistra?) è il termine “ democratico” come se direbbe Luigi Tenco in “Ciao amore ciao”, l’ ultima drammatica canzone”, avremmo potuto “saltare 100 anni in un giorno solo” diventando americani!

Ma può un partito di " sinistra che guarda a centro", invertendo la definizione della DC data da De Gasperi, definire se stesso semplicemente " democratico", un aggettivo che per 50 anni nella giovane Repubblica Italiana era semplicemente un aggettivo che " precedeva" un altro sostantivo e che comunque era indispensabile per partecipare all " arco costituzionale"? Alla fine è nato il PEGGIOR partito democristiano che non era nemmeno più ancorato alla " dottrina sociale della Chiesa".E’ diventato una “ Cosa” senza Identità e senza Idealità. Possono morire ( ma non debbono!!!) le Ideologie ma gli IDEALI, i PROGRAMMI, l’ “ apparire delle cose impossibili” come diceva Altiero Spinelli da Ventotene non debbono scomparire.
La Forma diviene Sostanza. Ha praticato questo partito una politica per l' "UGUAGLIANZA" economica? in 10 anni. Quale è la condizione SOCIALE del Mezzogiorno d' Italia? come cresce la povertà? come si incrementa l' occupazione al Sud? Come si fa un " Congresso" oggi quando il 90% degli iscritti OVUNQUE ha abbandonato questa " fusione fredda"? La STRAGRANDE maggioranza di cui parla Calabresi NON è iscritta al PD, o non lo vota più o addirittura non vota più. Cerca altre strade e sono di sola protesta detta “ antipolitica” contro la “ Casta” espressa la movimento di Grillo purtroppo e non vengono incanalate da una GRANDE classe dirigente nella lettera e nella sostanza della Costituzione che il POPOLO ha detto che bisogna DIFENDERE!

Ma era proprio necessario spaccare il Paese su una riforma costituzionale che stravolgeva la Costituzione del 1948 senza alcun miglioramento? Era questa una “ priorità” rispetto ad una drammatica crisi economica, sociale,morale? Si può qualificare come “ riforma” lo “ svuotamento” delle Province e la nascita “ formale” delle Città Metropolitane detta “ Legge Del Rio” che invece di migliorare il sistema degli enti locali – FONDAMENTALE – per una Democrazia delle Autonomie lo ha peggiorato? E che dire della pseudoriforma detta “ Buona Scuola”? Ma ci voleva il Governo Gentiloni per ricostruire un Ministero “ senza portafoglio ” per la Coesione Territoriale – al quale hanno dedicato competenza ed impegno due meridionalisti del calibro di Fabrizio Barca e Carlo Trigilia scaricati da Renzi - ed al quale il Presidente Gentiloni ha aggiunto il termine:” Mezzogiorno”? Ma doveva intervenire la Corte Costituzionale per rilevare le illegittimità di una nuova ed ennesima legge elettorale detta “ Italicum”? Ma si può definire il “ job Act” una legge per un Piano Straordinario per il Lavoro, come è necessario, soprattutto per i giovani?
La " Scissione" oggi è salutare: deve far nascere un Partito che dica di se stesso che è dalla parte dei Lavoratori. Che definisca se stesso nel nome " Socialista e Repubblicano" perchè queste sono Radici dalla quali si può e si deve reggere una Quercia. MAI come oggi c’è uno scontro di classe tra chi ha troppo e chi non ha niente.
Si deve fare una legge elettorale proporzionale, si deve fare una Politica per il Lavoro, si deve fare una Nuova Legge per il Mezzogiorno, si devono fare Governi di Coalizione come nella Storia Italiana ma lo " zoccolo duro " della Sinistra – pur nella sua pluralità - deve cementare se stesso e riscoprire il Gusto della Politica e della Lotta Civile.

 

Giuseppe Mazzella

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