Ischia News ed Eventi - Messaggio del Vescovo Pietro per la Quaresima 2015 “Si prese cura di lui”

Messaggio del Vescovo Pietro per la Quaresima 2015 “Si prese cura di lui”

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Carissimi fratelli e sorelle della Chiesa di Ischia,

«stasera ho provato a mettere un disco di Beethoven per vedere se posso ritornare al mio mondo e alla mia razza e sabato far dire a Rino: “Stasera il Priore non riceve perché sta ascoltando un disco”. Volevo anche scrivere sulla porta ‘I don’t care più’, ma invece ‘me ne care’ ancora molto»: così scriveva don Lorenzo Milani in una lettera a Francuccio Gesualdi, nell’aprile del 1967, qualche mese prima di morire. I care era in realtà il motto della Scuola di Barbiana. Aveva scritto don Milani due anni prima: «ognuno deve sentirsi responsabile di tutto. Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande “I care“. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori. “Me ne importa, mi sta a cuore”, il contrario esatto del motto fascista “Me ne frego”».

Queste parole del priore di Barbiana mi sono ritornate alla mente nel leggere il bellissimo Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima di quest’anno. Il Papa parla, infatti, dell’indifferenza e afferma che essa se da una parte caratterizza sempre più le società di oggi, dall’altra appare una reale tentazione anche per noi cristiani. Si tratta di un’attitudine egoistica, per cui ci dimentichiamo degli altri, non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono, che ha preso oggi una dimensione mondiale, a tal punto che possiamo parlare di una globalizzazione dell’indifferenza. È questa una delle sfide più urgenti! Per non cedere a questa malattia e non chiuderci in noi stessi – annota Francesco – si richiede da parte nostra l’impegno a vivere un tempo di rinnovamento. La Quaresima è, appunto, questo: un tempo di rinnovamento per la Chiesa, le comunità e i singoli fedeli.

A partire dal Messaggio del Papa, che v’invito a meditare, desidero condividere con voi alcune riflessioni che spero possano aiutarci in questo tempo sia a livello personale, sia a livello ecclesiale.

  1. La Quaresima: un tempo per riscoprire che Dio si prende cura di noi!

La Quaresima – dice il Papa – è soprattutto «un “tempo di grazia” (2 Cor 6,2). Dio non ci chiede nulla che prima non ci abbia donato: “Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo” (1 Gv 4,19). Lui non è indifferente a noi. Ognuno di noi gli sta a cuore, ci conosce per nome, ci cura e ci cerca quando lo lasciamo. Ciascuno di noi gli interessa; il suo amore gli impedisce di essere indifferente a quello che ci accade. [..} Dio non è indifferente al mondo, ma lo ama fino a dare il suo Figlio per la salvezza di ogni uomo». Vivere la Quaresima significa rifare questa esperienza! Per questo ritengo che si tratti – scrivevo lo scorso anno nella Lettera Pastorale Con gioia ritorniamo a casa! – di «un tempo bellissimo! Sì, bellissimo per noi! Un tempo che Dio ci dona per dirci ancora che ci ama e crede in noi. [..} Lui non si rassegna a pensarci belli anche se da tempo noi abbiamo archiviato ogni desiderio di bellezza e… non sogniamo più» (4). Ma in cosa consiste questa bellezza che Dio vuole che si manifesti in noi? Nel vivere la nostra vocazione ad essere ad immagine e somiglianza di Dio che è Amore (cfr. Gn 1,26; 1 Gv 4,8), divenendo sempre più simili al Figlio Suo Gesù, Colui che è la Rivelazione del Padre e la Sua immagine perfetta (cfr. Eb 1,1-2; Col 1,15-20)! Egli con la sua morte e risurrezione ha ricostruito quell’immagine di Dio rovinata in noi dal peccato, facendoci rinascere, nello Spirito, ad una vita nuova! Questa opera della vita nuova, che consiste nel vivere nel Suo amore e nell’amare, non più schiavi del nostro egoismo, anche noi come Lui, iniziata con il Battesimo, non finisce mai! Per questo – dice Francesco – «il cristiano è colui che permette a Dio di rivestirlo della sua bontà e misericordia, di rivestirlo di Cristo, per diventare come Lui, servo di Dio e degli uomini. [..} La Quaresima è un tempo propizio per lasciarci servire da Cristo e così diventare come Lui. Ciò avviene quando ascoltiamo la Parola di Dio e quando riceviamo i sacramenti, in particolare l’Eucaristia». Per questo la Chiesa nel tempo quaresimale ci suggerisce la preghiera come arma e cura medicinale per permettere a Dio di rinnovarci nel Suo Amore. Siamo chiamati ad accogliere l’invito del Signore a stare con Lui! La partecipazione all’Eucaristia, laddove è possibile, anche nei giorni feriali, la meditazione personale della Parola, la lectio divina vissuta sia in famiglia che in comunità, l’adorazione eucaristica e le altre esperienze di preghiera come le liturgie penitenziali, la pratica della via crucis e il rosario, possono essere un’occasione quanto mai feconda per alimentare la nostra comunione con il Signore!

  1. La Quaresima: un tempo per riscoprire che Dio ci chiede di prenderci cura di noi!

A partire dalla riscoperta dell’amore di Dio per noi e dalla consapevolezza che in Lui è possibile vivere il dono di una vita nuova – i santi ne sono la testimonianza più eloquente! – siamo chiamati a darci da fare per impedire che quel dono, seminato in noi, abbia a soffocare. L’invito è, perciò, ad avere cura della vita di Dio in noi! Non possiamo sperperare la salvezza operata dal Signore! Nella Prima Lettera di Pietro leggiamo: “Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia”(1,18-19). Non possiamo mostrarci indifferenti di fronte a tanto Amore! La condizione di chi è nel peccato è davvero infelice! Esso, infatti, conduce alla tristezza, al vuoto interiore e all’isolamento (cfr. EG 1), in una parola, alla morte! L’apostolo Paolo perciò, ricordando quanto Dio, nel suo Figlio Gesù, ha fatto per noi, ci ammonisce: «“Tutto mi è lecito!”. Sì, ma non tutto giova. “Tutto mi è lecito!”. Sì, ma non mi lascerò dominare da nulla» (1 Cor6,12). Cosa significano per noi queste parole? Forse che non possiamo giocare con la nostra vita: dobbiamo prenderla sul serio! Troppe volte viviamo con superficialità; figli della cultura relativistica pensiamo che le nostre scelte siano indifferenti; non solo non lo sono, ma a volte possono determinare effetti non rimediabili anche per gli altri!

Quante idolatrie anche tra noi e quante forme di dipendenze! Il tempo della Quaresima è perciò il tempo in cui siamo chiamati a riprendere in mano la nostra vita, rivedendo scelte e progetti, ridando ordine alle nostre giornate, ripensando i nostri tempi, alimentando ciò che ci fa veramente bene ed evitando ciò che non serve e non aiuta. Ciò significa assumere uno stile sapienziale. Per questo sarà importante accostarci spesso al Sacramento della Riconciliazione e recuperare la bella pratica dell’esame di coscienza. Inoltre per questo tempo ci è proposto il digiuno come altra cura medicinale: un esercizio fecondo per ricordarci che non siamo fatti solo di terra e non abbiamo bisogno solo di pane, per prendere coscienza del nostro peccato, fortificare la nostra debole volontà e aprirci a chi è privo del necessario.

  1. La Quaresima: un tempo per riscoprire che Dio ci chiama a prenderci cura degli altri!

La riscoperta dell’amore di Dio per l’uomo, se veramente accolto e sperimentato, conduce i cristiani a vivere la grazia di mettersi a fianco delle tante persone piagate nel corpo e nello spirito per prendersi cura di loro. Questa opera di misericordia, che è di tutta la Chiesa, li rende veri discepoli e testimoni credibili di Gesù, Buon Samaritano della storia, venuto sulla terra per manifestare la compassione di Dio e prendersi cura di noi (cfr. Lc 10,30-37). Si tratta di una missione che i cristiani non possono considerare marginale, né possono delegare ad altri. La tentazione di credere che la cura dell’altro e dei suoi bisogni sia cosa che riguardi i servizi pubblici e gli addetti ai lavori e che l’impegno per i poveri sia compito delle Caritas e delle associazioni di volontariato, che a nome e per conto della comunità cristiana svolgono quell’opera, è sempre forte. Di fatto, tante volte anche noi «quasi senza accorgercene, diventiamo incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, non piangiamo più davanti al dramma degli altri né ci interessa curarci di loro, come se tutto fosse una responsabilità a noi estranea che non ci compete» (EG 54). Invece, ogni volta che, piccoli ma forti dell’amore di Dio, sappiamo farci uno con chi soffre, impegnandoci ad offrire il nostro aiuto concreto, noi, siamone certi, stiamo seguendo le orme di Gesù, rendendo viva la Sua presenza in mezzo ai nostri fratelli! La Quaresima è il tempo opportuno per lanciarci su questa strada! Ci è chiesto, perciò, di impegnarci per uscire dalla maglie dell’egoismo che svuota di senso la nostra vita e accettare di convertirci all’altro. Ciò da una parte richiede che, a partire dalle nostre famiglie, ci diamo da fare per riannodare rapporti e alimentare relazioni, ritrovando il tempo per stare con gli altri e riscoprendo l’importanza dell’ascolto; dall’altra, domanda che, sia personalmente che comunitariamente, sappiamo varcare la soglia che ci pone in relazione con il mondo che ci circonda, ed in modo particolare, con i poveri e i lontani per fare nostre le sofferenze della gente. Quante povertà anche in mezzo a noi, qui ad Ischia! Non possiamo rimanere indifferenti!«Quanto desidero– dice il Papa – che i luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza!». Non a caso un’altra cura medicinale suggeritaci in Quaresima è l’elemosina. Essa, espressione autentica di carità che copre una moltitudine di peccati (cfr. 1 Pt 4,8) può aiutarci ad andare verso chi è nel bisogno e, al tempo stesso, ad allenarci nella cultura della vera condivisione.

Cari fratelli e sorelle, la cultura dell’indifferenza, pur essendo di fatto comoda, è avvilente e pian piano uccide l’anima. Quella della compassione allarga i cuori e li rende più capaci di amare! È stato così anche per don Lorenzo Milani, il prete che seppe fare strada agli ultimi senza farsi strada! E così è stato anche per Mons. Romero, arcivescovo di San Salvador, ucciso il 24 marzo 1980, prossimamente beato. Essi si lasciarono interpellare dalle sofferenze degli innocenti e fecero loro il dolore della povera gente. I poveri cambiarono la loro vita e permisero ai loro cuori di battere all’unisono con il Cuore di Cristo!

Viviamo anche noi così! Permettiamo al Signore di farci fare esperienza del suo amore e mettiamoci anche noi ad amare! Accostiamoci ai nostri fratelli, vediamo le loro piaghe, sentiamo per loro compassione, fasciamo le loro ferite, e prendiamoci cura di loro. Così ha fatto il Signore con noi!

Santa Quaresima!

+ Pietro, vescovo

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