Ischia News ed Eventi - EVENTI PER LOCALITA'
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  • Fu grazie alla lungimiranza e all’impegno di Angelo Rizzoli che, negli anni ’50, sorse L’Albergo della Regina Isabella. Il celebre editore e produttore cinematografico, incantato dai luoghi e dalla tradizione delle Terme, realizzò l’attuale complesso term
    ale e l’omonimo albergo sulle antiche rovine greco-romane. Pochi anni dopo la sua fondazione, L’Albergo della Regina Isabella divenne fulcro della mondanità, del costume e della cultura. E miti come Richard Burton, Liz Taylor, Maria Callas, Alberto Sordi, William Holden animarono le sue stagioni più felici, facendo dell’Albergo una delle più ambite mete glamour. Anche negli ultimi anni, il mondo dello spettacolo, quello degli affari, della politica e della cultura gravitano intorno all’Albergo, attirati dai prestigiosi appuntamenti ischitani.
  • Il borgo antico di Ischia Ponte, anche detto Borgo di Celsa per la presenza dei gelsi, è un antico centro di marinai e pescatori, la cui esistenza è documentata già nel XIII secolo. Unico centro di Ischia, di tradizione più che altro contadina, da semp
    re dedito alla pesca, il Borgo ha avuto una grande espansione alla fine del ‘700, con il cessare delle incursioni dei pirati, quando l’attenzione si distoglie dal Castello, fino ad allora centro primario di vita e di riparo, e torna a concentrarsi sulla terraferma. Per tutto il XVIII Ischia ponte è la città più ricca e prosperosa dell’isola, il suo destino va progressivamente staccandosi da quello del Castello che nel frattempo vive un periodo di decadenza, in seguito all’abbandono delle famiglie nobili e benestanti. Nel tempo la struttura del borgo, con vicoli stretti, palazzi signorili alternati a caratteristiche casette basse, si è conservata inalterata, così come le famose via Roma e Corso Vittoria Colonna che conducono alla "Mandra", l’antico villaggio dei pescatori. Ha invece attraversato diverse vicissitudini la bellissima Cattedrale dell’Assunta, costruita nel 1301 e rimaneggiata nel 1700, quindi bombardata dagli Inglesi nel 1809. La cripta, decorata con affreschi della scuola di Giotto, conserva ancora le spoglie delle famiglie nobili dell’isola. Lo scalo di Ischia ponte è rimasto il preferito dagli Ischitani per molto tempo anche dopo l’apertura del Porto borbonico. Questa predilezione ha contribuito ad alimentare la vita e conservare florida l’attività del centro.    
  • Sant’Angelo, antico  borgo di  pescatori percorribile solo a piedi, oasi di pace sfuggita ancora in parte all’amplesso dell’isola d'Ischia, è oggi un rinomato centro turistico internazionale.
  • Buonopane fa parte del comune di Barano d'Ischia, in provincia di Napoli, nella regione Campania. “Avanti la chiesa vi è un atrio spazioso, e molto arieggiato – scrive D’Ascia nel 1864– ove i naturali si radunano nei
    dì festivi, e mentre i maturi padri si trattengono a discorrere delle fasi della luna, e fanno i loro prognostici sulle future raccolte, e sui correnti prezzi de’ vini e delle mele; i giovani discorrono di caccia, le forosette di amori, e le attempate madri del prezzo della canape, del lino, e delle tele, e dell’occupazione dei loro telai, della poca puntualità delle loro committenti, mezzane, o compratrici“. Buonopane, oggi, non è più il borgo contadino descritto da D’Ascia, nè tantomeno le donne si servono ancora della sorgente per fare il bucato. “Moropano”, come si dice in dialetto, resta però una comunità coesa e gelosa delle sue tradizioni. A partire dalla ‘ndrezzata, sicuramente la più famosa di tutte.
  • Il Castello Aragonese sorge su un isolotto di roccia trachitica collegato al versante orientale dell'isola d'Ischia da un ponte in muratura lungo 220 mt. La base rocciosa è geologicamente definita "cupola di ristagno" ed equivale ad una bolla di magma c
    onsolidatasi nel corso di fenomeni eruttivi di più vasta portata. Raggiunge un'altezza di 113 mt. s.l.m. e presenta una superficie di circa 56.000 mq. Vi si accede attraverso una mulattiera o a mezzo di un moderno ascensore installato alla fine degli anni '70. La mulattiera si sviluppa, per il primo tratto, in una galleria scavata nella roccia (per volontà di Alfonso I d'Aragona alla metà del Quattrocento) per poi proseguire all'aperto fino a raggiungere la parte più alta dove è situato il Maschio.
  • La chiesa fu completamente restaurata nel 1884. Fondata inizialmente come Confraternita Laicale nel 1684. Con il terremoto dell’83, la chiesa subì danni non proprio irreparabili, così l’importanza della chiesa crebbe con il passa
    re degl’anni, tanto che nel 1957 fu necessario eseguire altri lavori di ristrutturazione, ampliamento della sagrestia e rifrazione completa della facciata. Nel 1972 fu realizzato il campanile. La chiesa è ad una sola navata, con la volta del soffitto affrescata da un bel dipinto riproducente la Madonna dell’Assunta sulle nubi attorniata da angeli. A sinistra ci sono due lapidi e un piccolo crocifisso ligneo abilmente scolpito. Segue una nicchia con la statua della Madonna del Rosario proveniente dagli Stati Uniti fu donata nel 1926 dagli emigrati lacchesi. Dipinto molto antico, d’ignoto autore, che riproduce San Pietro a mezzo busto, quadro dell’Annunciazione. Nella cona cappellina con statua lignea della Madonna Assunta del settecento, al centro, l’altare maggiore in marmi colorati con la grande pala dell’Assunta. Il pulpito ligneo seicentesco e un bel dipinto del secolo XVII riproducente la nascita di Sant’Anna. In sagrestia vi sono statue lignee del settecento di Gesù Risorto, l’Angelo Gabriele, San Giovanni evangelista, la Maddalena e la Madonna del Rosario. La cantoria lignea con il piccolo organo, risalgono al XVIII secolo.
  • La Chiesa di San Carlo, detta anche della Libera, ha una facciata semplice, con un portale in pietra di tufo verde, sormontato da un timpano curvo di un puro Rinascimento. L'ingresso della chiesetta si apre su un terrazzo sopraelevato di qualche metro d
    alla strada, a cui si accede attraverso una scalinata di pietra. La facciata laterale è molto interessante: si vedono tre contrafforti, a forma di mensole rovesciate, che caricano i tre arconi della volta. Nel fregio del portale c'è un'iscrizione che ricorda la fondazione del tempietto, da parte di Sebastiano Sportiello. La pianta è a navata unica, a croce latina, con abside e transetto. Lungo l'unica navata, vi sono tre arcate lievemente incassate ed un ampio transetto, i cui bracci sono coperti da volte a botte. Ai lati dei bracci del transetto, vi sono due nicchie con un catino costituito da una conchiglia di tufo verde. Il soffitto è ricoperto da doghe lignee. Le membrature architettoniche, in pietra di tufo verde, sono del più puro stile dorico. La Chiesa è ricca di affreschi ed ha un cornicione di metope. Notizie storico-critiche Sull'origine della chiesa, fondata nel 1620, D'Ascia racconta una leggenda, secondo la quale la famiglia Sportiello, originaria di Sorrento, era fuggita dalla sua città per evitare la vendetta di una nobile famiglia, a cui avevano ucciso un vescovo. Per espiare il delitto, gli Sportiello costruirono due chiese, lontane tra loro, poste una di fronte all'altra: S. Carlo e S. Maria al Monte. Lo stile architettonico della chiesa ricorda, come osserva Salvati (p. 28), quella di S. Gaetano, ma nella facciata si notano forti discordanze tra "il portale e la finestra in alto, di puro gusto Rinascimentale ed il resto della parete frontale, in cui si vede una mano inesperta, ingenua e primitiva". La somiglianza con San Gaetano torna nella terrazza soprelevata sul livello della strada, limitata da un parapetto di pietra lavica. La chiesa è riuscita a conservare l’originale e bellissima architettura (stile locale) malgrado il terremoto del 1883 e l’alluvione 1910. L’ultimo restauro è avvenuto nel 1983. Le opere d’arte che incontriamo in chiesa sono: affreschi seicenteschi di Cesare Calise, quattro figure di Santi sulle lesene di destra e di sinistra della navata. “Deposizione”, “Crocifissione di S. Pietro”; due dipinti del Calise uno su tavola; una tavola di “S. Francesco d’ Assisi riceve il Bambino dalla Madonna” firmato “Cesare Calise P. D. A. 1635” (no pittore foriano perché firmava con sigla diversa).Tela di “S: Giacinto dinnanzi alla Madonna “ dipinta dal Calise nel 1633; Crocifisso ligneo dell’800, statua di legno della Madonna della Libera del 700.       
  • Descrizione La parte più interessante della Chiesa è costituita dalla facciata: ha una sagoma che si restringe verso l'alto per la presenza di contrafforti sui fianchi laterali. Sopraelevata rispetto al suolo stradale, vi si accede attraverso una doppia r
    ampa di scale. Il portale è di pietra grigia ed è sormontato da un timpano triangolare. Ha un frontone con guglie in pietra grigia di ispirazione gotica e un finestrino strombato ad angoli arrotondati, di sapore barocco. La cupola a sesto rialzato,che si innalza su un tamburo cilindrico, intorno al quale si aprono quattro finestre. Ha una pianta a croce latina con ampio transetto, con una sola navata. Ha una cupola a volta estradossa e una copertura con volta a botte lunettata. La chiesa è stata costruita in muratura con pietrame di tufo con intonaco dipinto. Ha una decorazione in stucchi di gusto barocco.
  • La cattedrale sorge sulla cima di un colle con il prospetto principale affacciato su una piazzetta irregolare. Il sagrato, lastricato in pietra lavica, è recintato da un cancello di ferro, opera del foriano Aniello Balsofiore. La facciata è
    ; affiancata da due campanili culminanti a pera. La parte centrale è coronata da un timpano poggiante su due ordini di paraste. Vivacizzano il prospetto due decorazioni di mattonelle di ceramica colorata: il pannello centrale raffigurante S. Vito del 1881 e l'orologio del campanile di sinistra. La facciata laterale, a differenza della principale, non ha subito importanti modifiche. Nella parte inferiore, in corrispondenza delle cappelle della navata laterale, si aprono tre piccole finestre ad angoli arrotondati; al di sotto di quella centrale si trova il portale d'ingresso secondario, in pietra grigia, simile a quello di S. Gaetano.
  • DescrizioneLa chiesa, situata ad oltre 400 metri sul livello del mare, si trova in un contesto naturalistico di grande fascino e suggestione, tra boschi, sentieri di montagna, terrazze e case di pietra, antichi ricoveri di pastori e contadini. Scavata i
    n parte nel tufo, questa "chiesa di pietra" può considerarsi un caratteristico esempio di architettura rupestre. La struttura dell'edificio è molto semplice. L'ampio sagrato antistante presenta delle panchine in pietra e un'enorme cisterna scavata nel tufo per la raccolta dell'acqua piovana. La facciata, di estrema semplicità, è sormontata da una struttura rettangolare con due campane e da una cupola sferica. L'interno ha un'ampia navata centrale terminante nell'abside, affiancata sul lato destro da una navata più stretta. Oltre alla pala d'altare di anonimo raffigurante la Madonna con i santi Antonio Abate e Paolo Eremita, la chiesa conserva un altare ligneo con paliotto dipinto con motivi floreali, risalente agli inizi del Seicento, e residui di affreschi del XVII sec. nella volta. Notizie storico-criticheNella sua monografia D'Ascia (1867) riporta la notizia secondo la quale la chiesa sarebbe stata eretta nel 1596 da Sebastiano Sportiello per espiare un omicidio. Sportiello apparteneva alla famiglia cui si deve anche la fondazione della chiesa di S. Carlo, altro esempio di architettura rurale che nella facciata rivela affinità con la chiesa di S. Maria al Monte. Basandosi sulla testimonianza di alcuni discendenti della famiglia, D'Ascia racconta che i tre fratelli Sportiello (Sebastiano, Vito Nicola e Andrea), ricchi possidenti di Salerno, fuggirono a Forio dopo aver ucciso il vescovo della loro città; per penitenza, furono costretti a costruire due chiese ad una certa distanza l'una dall'altra. D'Arbitrio e Ziviello (1982) ipotizzano che la chiesa sia stata edificata dalle popolazioni locali quando l'agricoltura e quindi gli insediamenti rurali si diffusero anche nei territori montuosi. La chiesa, costruita in una posizione strategica, divenne un punto di riferimento per le comunità contadine insediatasi in quelle zone, soddisfacendone le esigenze religiose, sociali e pratiche. S. Maria al Monte assolveva infatti funzione non solo di luogo di culto volto a conservare le tradizioni religiose della popolazione, ma anche di punto di aggregazione, di incontro nonché di raccolta in caso di pericolo. La chiesa fu abbandonata intorno al 1930 ed utilizzata come ricovero di animali e deposito di legna fino a quando, per iniziativa di un ex monaco dell'eremo di S. Nicola sul monte Epomeo, grazie alle offerte raccolte tra i fedeli foriani, fu riaperta e ristrutturata. Ci fu una grande festa d’inaugurazione e da allora S. Maria al Monte è diventata meta di un pellegrinaggio per la festa celebrata ogni anno il 12 settembre, in cui viene portata in processione una statua della Madonna. Una leggenda di tradizione orale registrata a Forio nel 1990 (Vuoso, 2002, pp. 84-85) associa la chiesa alle incursioni piratesche che tormentarono l'isola fra il XVI e il XVIII secolo: un pescatore foriano fu spinto da una tempesta in Turchia dove fu catturato dai turchi. Questi, saputo dal pescatore che Forio era priva di fortezze e di strutture difensive, organizzarono un assalto; giunti in vista dell'isola, videro in cima al monte una regina con centinaia di soldati armati e fiaccole accese. Spaventati, i pirati si fermarono e uccisero brutalmente il pescatore, convinti che avesse mentito. In ricordo di questo evento, i foriani fecero dipingere il quadro per l'altare della chiesa. Accanto alla secentesca chiesetta vi è un piccolo eremo, oggi trasformato in abitazione.
  • La Chiesa parrocchiale di S. Maria Maddalena fu costruita in Piazza Maio ma venne rasa al suolo dal terremoto che distrusse Casamicciola il 28 luglio 1883, ricostruita dove è situata attualmente , s'ignora l'anno della fondazione. L'unica data precisa è
    quella del 1540, anno in cui il vescovo d'Ischia, Monsignor Agostino Falivenia da Giffoni (1534-1548), più noto come Agostino Pastineo, concede il diritto di giuspatronato all'Università e agli uomini del Casale di Casamicciola. L'antica piccola chiesa era dedicata a San Severino e già fungeva da parrocchia. Per impulso del parroco di allora, Don Bartolomeo Monte, l'università e la popolazione del casale di Casamicciola concorrono nella riedificazione, nell'ampliamento e nella decorazione della nuova chiesa, al posto della piccola. Al titolo antico di San Severino viene abbinato "ex ingenti devozione" quello di Santa Maria Maddalena Penitente, che prevarrà nel corso dei secoli. Rasa al suolo dal terremoto del 1883, fu ricostruita in questo luogo e il 31 maggio del 1896 vi fu la solenne benedizione della nuova Chiesa parrocchiale, dedicata al Cuore di Gesù e a Santa Maria Maddalena Penitente. La chiesa, a tre navate, comporta nove altari. Altare maggiore in marmi policromi, su cui troneggiano le statue del Sacro Cuore di Gesù e di S. Maria Maddalena. Sulla sinistra, entrando, è situata la tomba del Venerabile Giuseppe Morgera, di cui è in corso la causa di beatificazione; subito dopo, altare con il Crocifisso di legno scolpito e dipinto, prima metà del sec. XIX. Da ammirare: il fonte battesimale di marmo (sec. XVIII), proveniente dall'antica chiesa parrocchiale al Maio; la Pietà (seconda metà sec. XIX); scultura raffigurante S. Maria Maddalena Penitente (prima metà sec. XIX). Sulla destra, altare con l'Assunzione (seconda metà del sec. XIX), quadro proveniente dalla distrutta chiesa dell'Assunta in Piazza Bagni; la Trinità (inizio sec. XIX); la tomba di Monsignor Carlo Mennella, vescovo di Mennith e vescovo ausiliare d'Ischia. Presso l'uscita, teca con statua lignea di S. Emidio (fine XIX secolo). In sacrestia, mobile per gli arredi di legno di castagno (artigianato campano, fine sec. XIX), con sull'alzata tre teche con le statue di Sant'Anna, San Michele, e Santa Lucia (seconda metà del secolo XVIII). Altre tre teche con statue: l'Addolorata, l'Immacolata, l'Assunta; altare di legno dipinto a finto marmo; dipinto (olio su tela) raffigurante la Madonna con Bambino e Santi (seconda metà sec. XVIII). Nelle stanze adiacenti: dipinto raffigurante Tobiolo e l'Angelo (fine sec. XVIII); statua, in legno scolpito e dipinto, di S. Giovan Giuseppe della Croce, (seconda metà XIX secolo).
  • Il Cinema delle Vittorie è stato inaugurato il 21 Marzo  1970 con il film "L'uomo venuto dalla pioggia" con Charles Bronson e Marlene Jobert.Anno ristrutturazione: 2000Sale: 1Posti a sedere: 500Schermo: GrandeAudio: Stereo DigitalPoltrone: imbottite con
    schienale bassoServizi: Aria condizionata, BarGiorno di chiusura: MercoledìLunedì prezzo ridotto per tuttiTel: +39 081997487  
  • Anno ristrutturazione: 1997Sale: 1Posti: 650Schermo: GrandeAudio: Digital StereoPoltrone: imbottite con schienale basso Servizi: Aria condizionata, Bar, Servizio disabili Giorno di chiusura: LunedìTelefono: +39 0813331098 web: www.cineteatroexcel
    sior.comE-mail: cineteatroexcelsior@libero.it   PREZZO BIGLIETTO   2D 3D Intero 7,00 € 11,00 € Ridotto* 5,00 € 8,00€ Mercoledì feriale 5,00 € 8,00€ *Il biglietto ridotto è valido per i bambini fino a 8 anni e per gli adulti dai 65 anni in su
  • Qui si trovano le sorgenti termali più celebri dell’isola. Le più famose fin dall’antichità, sono le acque del Gurgitello, che emergono dalle viscere della terra nelle vicinanze della centralissima piazza Bagni. Oggetto di studio fin dal Medio Evo, le a
    cque del Gurgitello hanno alimentato i principali stabilimenti termali casamicciolesi, sorti a partire dal ‘600. A cominciare dal Pio Monte della Misericordia, il primo esempio di termalismo sociale in Europa. Altri bacini sono quelli del Cotto e de La Rita. Apprezzatissima fin dall’antichità è poi la sorgente del Castiglione o Bagnitiello, che sgorga praticamente sulla riva del mare.Ai fanghi, bagni, humages, ovvero alle cure tradizionali, si affiancano le più moderne applicazioni delle proprietà delle acque termali. Risorsa preziosa per i “centri benessere” di cui sono dotati tutti gli alberghi casamicciolesi.
  • Alla parte occidentale dell'isola d'Ischia, quel paese bagnato dal mare per tutta la sinuosa estensione;circondato da pianure verdeggianti; spalleggiato dal monte che si asside su i colli nella positura più voluttuosa e comoda, fiancheggiato da due corr
    enti vulcaniche, l'una a settentrione, l'altro a mezzogiorno; quel paese chiamasi Forio capoluogo di mandamento.
  •   Il comune di Ischia si estende lungo la costa nord-orientale dell'isola. La città d'Ischia è il capoluogo dell'isola e centro principale con circa 17.000 abitanti. La superficie del comune è di circa 9 Kmq. L'altitudine media è di 70 metri. Il t
    erritorio viene suddiviso in due toponimi principali: Ischia Porto ed Ischia Ponte (dove è situato il famoso Castello Aragonese ). Diversi sono i nomi legati all'isola: i Greci la chiamarono Pithecussae, che può significare sia terra delle scimmie (secondo il mito degli abitanti trasformati in scimmie da Eracle) che manufatti in creta (Pythos) che si realizzavano sull'isola. I latini la chiamavano Aenaria, che potrebbe essere identificato sia con "scimmie" che con Enea (che qui sbarcò con la sua flotta). L'ipotesi più probabile è quella che ci indica che il termine deriva dal latino insula, che poi diventa Iscla... fino a divenire Ischia.
  • Lacco Ameno, occupa la parte nord-occidentale dell'isola e si estende lungo il mare e sulle prime pendici del Monte Epomeo. Il nome Lacco secondo la maggior parte degli studiosi deriva dal greco lakkos che significa pietra. Si compone di diverse localit
    à: Fango, Mezzavia, Ortola e la zona alta del paese chiamata "Zona 167". Il simbolo principale è il "Fungo di Lacco Ameno" situato in mezzo al mare ai margini di una scogliera, uno scoglio di tufo eruttato dalla bocca del Monte Epomeo e che con il tempo si è raffreddato e ha assunto la forma di un fungo. Lacco Ameno, un anfiteatro naturale che si apre sul mare, presenta le acque termali con il più alto coefficiente di radioattività nelle fonti cosiddette di Santa Restituta, patrona della cittadina e dell’intera Isola. Secondo la tradizione , nel 304, la salma della vergine Restituta di Cartagine, giunse miracolosamente dalla lontana Africa approdando su una fragile barchetta nella baia di San Montano, condannata per la fede cristiana ad essere arsa viva su una barca sospinta in mare. Santa Restituta è la patrona del comune e il santuario a lei dedicato, il 16, 17 e 18 maggio di ogni anno è sede, a ricordo di tale miracoloso evento, di solenni festeggiamenti. Lacco Ameno, consta di due chiese: una del 1886, l'altra sorta nel sec.XI sopra una basilica paleocristiana. Al Santuario si trova un piccolo museo (Museo e Scavi di Santa Restituta), con reperti preistorici e resti dei prodotti dei ceramisti greci dei sec.VIII-II a.C.
  • Procida è la più piccola e meno conosciuta isola del Golfo di Napoli di cui fanno parte anche Ischia e Capri.  Procida offre archeologia con il famoso isolotto di Vivara. Procida offre storia concentrata specialmente, ma non solo, nel borgo medioeva
    le Terra Murata e la vicina Corricella (particolarmente interessante l'Abbazia di S. Michele, riccamente arredata, risalente addirittura a prima dell'anno mille). Procida offre architettura definita ".spontanea' parente non vicina dell'architettura greca. I luoghi principe sono i casali, i porticcioli della Marina Grande. e Chiaiolella, ma specialmente la Corricella che a vederla da lontano offre un panorama unico al mondo( luogo tra l'altro del famoso film “ Il postino" di Massimo Troisi o il più recente “Il talento " di Mr. Repley"). I caratteri dell’ architettura di Procida sono i colori pastello tipici mediterranei.
  • Nello scenario tipico e incomparabile di Sant'Angelo d'Ischia, "Divina" è un nuovo ed innovativo ristorante in riva al mare, che ha preso l'eredità di "Corallo Nero" (certamente uno dei più esclusivi locali notturni ischitana nel
    1980). Fantastico per trascorrere una intera giornata di relax con la esclusiva spiaggetta e nel ristorante molto elegante, dove lo chef propone  soltanto una tipica cucina mediterranea con prodotti freschi e di alta qualità. "Divina" è anche cultura, con frequenti incontri letterari e mostre d'arte, e anche alcuni affascinante aperitivi al tramonto e serate danzanti sotto le stelle.
  • La chiesa è scavata nel vivo tufo, esistente già prima del 1459. Verso il 1587 furono scavate le celle. Era l’anno 1600; al centro della chiesa è esposta la statua di San Nicola con la data in cui fu posta (1500). Nella chiesa sulla sinistra c’è la capp
    ella del crocefisso con un reliquiario. Una lapide sepolcrale del 1671 si trova al centro della chiesetta. Vi furono diversi eremiti ad incominciare dalla seconda metà del 1600. Il D’Argout morì sull’Epomeo il 17 Agosto del 1778, in concetto di santità. Egli era capitano del Castello d’Ischia. Un giorno mentre inseguiva sull’Epomeo due soldati ribelli, fu affrontato da questi e stava per essere ucciso. In quel mentre fece voto a S. Nicola di farsi eremita. Miracolosamente si salvò e, dopo si ritirò sull’Epomeo con 12 compagni d’armi. Ingrandì tutte le celle, ne scavò altre e rinnovò la chiesetta e, morto, fu sepolto sull’Epomeo. Oggi l’antico eremo è stato ristrutturato, ma versa in stato di abbandono.
  • Le Acque di Nitrodi sono famose fin dall’età romana. In questo luogo, infatti, esisteva un piccolo santuario dedicato ad Apollo ed alle Ninfe chiamate “Nitrodi” appunto e che erano custodi della Fonte. Gli ammalati venivano a bagnarsi e a bere l’Acqua per
    giovarsi delle sue eccezionali capacità terapeutiche.
  • Giardini La Mortella. “La Mortella” è lo splendido giardino, oggi aperto al pubblico, creato da Susana Walton, la moglie argentina di Sir William Walton. Nel giardino si trovano collezioni di piante originarie da diversi paesi, come felci arboree dal con
    tinente Australe, Protee e Aloe dal Sudafrica, Yucche e Agavi dal Messico, e poi Magnolie, Bauhinie, Palme, Cicadacee .... In dialetto Napoletano “Mortella” è il nome del “mirto divino” o Myrtus communis. Questa pianta spunta con grande abbondanza tra le rocce  .... Nel corso dell’anno si svolgono tre stagioni concertistiche: in Primavera e in Autunno i recital di Musica da camera, ogni Sabato e Domenica nella Sala Recite; in Estate il Festival per le orchestre giovanili, con concerti di Musica Sinfonica, i Giovedì sera nel Teatro Greco ....
  • Un giardino di acclimatazione di recente creazione, ispirato al concetto di biodiversità, incastonato in uno degli angoli più belli e soleggiati del versante sud - ovest dell'isola d'Ischia, il più importante polo turistico dell'Italia meridionale. Un i
    nsolito spazio di verde dedicato alla conservazione di specie erbacee, arbustive e arboree di particolare interesse, per lo più esotiche, sorto dalla passione naturalistica del proprietario Giuseppe D'Ambra e che si distingue non solo per rarità botaniche ed esemplari cactacei maestosi, ma, in particolare, per la cura nella coltivazione e l'originalità nell'allestimento. Uno scenario affascinante e suggestivo si svela appena varcato l'ingresso: “ Trichocereus giganti, dagli apici sufficienti ad oscurare il sole, dominano nere colline di basalto, proiettando snelle ombre, confuse in stravaganti geometrie, interrotte qua e là da esplosivi ferocactus ” .Il parco sorge su un appezzamento di terreno di circa 6.000 mq, a Forio d'Ischia, in località Citara, acquistato nel 2001 e divenuto la definitiva dimora di una collezione di cactacee e succulente, creata in un quarantennio di passione. “ Aprire un giardino botanico è stato il mio sogno divenuto realtà”. Le passioni perseguite ripagano sempre ”. E'quanto sostiene Giuseppe D'Ambra che con l'aiuto dei figli e del giovane e promettente paesaggista isolano Aniello Ascanio ha intrapreso nel 2001 la meravigliosa avventura: la laboriosa progettazione e la trasformazione dell'assolato terreno a terrazzamenti in un nuovo mondo di verde e di colori. Enormi quantità di terra sono state rimosse da una parte all'altra… I vecchi muri a secco in pietra locale senza malta cementizia , le cosiddette “ parracine ”, ormai logorate dal tempo, sono state restaurate grazie all'opera dei pochi “ parracinai ” che ancora praticano questo antico mestiere… Nel 2003 è iniziata la messa a dimora degli esemplari di cactacee ed il recupero dell'antico cellaio che oggi ospita il lounge cafè… Nel 2004 è terminata la realizzazione della cascata con il piccolo rigagnolo e la piantumazione della vegetazione mediterranea… nel 2007 è iniziata la messa in opera del giardino sotterraneo…
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