Ischia News ed Eventi - Magazine

E’ in distribuzione nell’isola d’Ischia il numero di luglio 2014 (4-anno V) del Magazine “Ischianews & Eventi”

La Storia dell’isola d’Ischia è inscindibilmente legata alla sua religiosità. Questa è un’isola “antica” dove l’uomo civile è arrivato dalla Grecia fin dall’ottavo secolo avanti Cristo e non è più andato via. Così come è arrivata la Cristianità prima che altrove. Restituta – la santa patrona dell’isola – è arrivata dal mare portata dal vento di scirocco su di una barca dalla sponde tunisine fin dal IV secolo dopo Cristo. Da allora viene venerata nel tempio di Lacco Ameno ed in tutte le case degli “ischioti” come li chiamava Berkeley nel XVIII secolo. La storia si confonde col mito.

Anche la Diocesi di Ischia è una delle più antiche d’Italia anche se forse la più piccola. Il primo Vescovo si chiamava Pietro e le notizie scarne su di lui risalgono al dodicesimo secolo. Per secoli la Chiesa è stata per gli “ischitani” come si chiamano oggi, una persona in più della famiglia, alla quale bisognava provvedere come le altre, la moglie, la madre, i figli” come disse Mons. Pasquale Polito (1907-1994).

E’ in distribuzione il numero di giugno di “Ischianews & Eventi”, la rivista-guida in italiano ed inglese per il turista dell’isola d’Ischia

Lo rimarcava perfino Julio Jasolino (1549-1639), il medico calabrese alla corte di Napoli nel suo testo fondamentale “De Rimedi naturali che sono nell’isola di Pithecusa oggi detta Ischia descrivendo le popolazioni dell’isola: “a Barano le persone si dilettano grandemente di ballare”. Si riferiva alla “Ndrezzata”, l’antichissima danza di origine greca, che viene custodita a Buonopane, una piccola frazione del Comune di Barano posta a circa trecento metri sul livello del mare.

L’imponente mosaico in ceramica - lungo venti metri opera dell’artista Nello Di Leva – domina la piazza di San Giovanni Battista di Buonopane. Il mosaico in ceramica è stato posto nel 2011 per iniziativa dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Paolino Buono e racconta con immagini significative tutta la storia antica di Barano e soprattutto raffigura la “Ndrezzata”, la più antica danza isolana le cui origini sono ancora oggi avvolte nel mistero e si perdono nella notte dei tempi perché è impossibile trovare una spiegazione compiuta alla “predica del caporale”, che si può leggere sul mosaico.

In questo numero primeggia l’immagine simbolica del fiore, comune denominatore degli argomenti che interessano questo mese di maggio ricco di colori e profumi primaverili. Dai leggendari gigli bianchi che ricoprirono la barca della Santa ‘venuta dal mare’ alla mostra di piante rare, Ipomea, al Negombo.

Maggio per gli ischitani è quindi il mese di Santa Restituta, la santa venuta dal mare in un tempo lontanissimo secondo una leggenda millenaria tramandata di generazione in generazione che testimonia l’antichità delle popolazioni dell’isola d’Ischia, la prima colonia greca dell’Occidente risalente all’VIII secolo a.C.

Restituta ha portato la religiosità nelle popolazioni dell’ isola ricordando ogni anno l’importante ricorrenza in onore della Santa il 17 Maggio.

Insieme all’importante festa della patrona di Ischia vediamo ricorrere anche la singolare esposizione di Ipomea presso il parco termale del Negombo con la bellissima collezione di piante rare.

Con i primi raggi di sole primaverile ed in occasione della Pasqua abbiamo il piacere di inaugurare la stagione 2014 del magazine Ischia News & Eventi, sempre in versione bilingue Italiano-Inglese. Questo primo numero della quinta edizione tocca svariati argomenti dalla Santa Pasqua fino alla tributo a personaggi artistici isolani come Giacinto Lavitrano.

La pasqua raccontata da due isole, Ischia e Procida. Ischia con la l’originale dramma sacro itinerante dedicato alla passione e morte di Gesù, la rappresentazione venne pensata e realizzata da San Francesco d'Assisi nel lontano 1111 e messa in scena nelle strade di Forio dal 1982 grazie all’iniziativa di un gruppo di giovani volenterosi, e Procida con i suoi Misteri, Il Cristo Morto che sfila nella processione del Venerdì Santo rappresenta l’anima stessa di Procida, la quintessenza del dolore intimo e personale dell’uomo.

Come non presentare l’inno alla ormai Primavera inoltrata, con i caldi profumi della terra, delle radici, dell'erba, del mare, dei boccioli che si fondono in un’unica essenza e stimolano la nostra fantasia, i ricordi, la voglia di vivere in una dimensione che non è caotica e snervante sopravvivenza quotidiana.

Non manca neanche il personaggio della cultura isolana che in questo numero è Giacinto Lavitrano, e riproporne le creazioni è l’omaggio più giusto alla sua memoria e alla sua musica senza darne per scontata la grandezza, o al contrario, guardarla con sufficienza, ma trovando buone ragioni per riscoprire la voce originale di un narratore del suo tempo.

Era il Natale del 1930. Due giovani anglosassoni di condizione agiata, Geoffrey Bret-Harte, mezzo americano e mezzo inglese di 35 anni e Mabel Kittredge Spencer, americana, ambedue innamorati del “Bel Paese” con il piacere di scrivere, si erano sposati a Napoli nel maggio dello stesso anno ed avevano deciso di trascorrere un anno in luna di miele nell’isola d’Ischia, allora poco nota nei circuiti turistici internazionali. Infatti scoprirono Ischia da Capri.

Alfred Rittmann (1893-1980), il fondatore della moderna vulcanologia in Europa al quale è stato dedicato nel 1987 dal mondo accademico un minerale del gruppo dei leuciti, tipico delle rocce magmatiche, di colore giallo chiamato “rittmanite”, considerava l’isola d’Ischia la sua “prediletta” fra tutti i luoghi della Terra che aveva visto e studiato. Girò Ischia in lungo ed in largo, attentamente ed a piedi per tre anni – dal 1927 al 1930 - e ne scoprì l’autentica natura geologica scrivendo un testo fondamentale sulla “geologia dell’isola d’Ischia”. Ritornava ad Ischia ogni anno per sempre maggiori ricerche più approfondite. Con la sua assistente, Violetta Gottini, e con il fotografo Gaetano Di Scala scalò l’Epomeo, la montagna più alta dell’isola (788 metri), da tutti i lati, da est, da nord, da sud fino a scoprire che l’Epomeo “non era una roccia formatosi sotto il mare ma è un tufo formato su terraferma e che copriva una vastissima area che va sin sotto il Vesuvio e sotto il mare fino a Campi Flegrei”. Centomila anni fa Ischia era più estesa dei suoi 46 Km2 ed arrivava fino a Ventotene.
“Ischia è certamente, per i vulcanologi, un paradiso perché vi si vedono cose che in nessun’altra parte della terra ho potuto vedere e ho girato molto e qui ci sono delle cose sbalorditive” affermò Rittmann in una comunicazione al Centro Studi su l’Isola d’Ischia il 26 agosto 1969.

Era un popolo tenace e forte quello dell’isola d’Ischia costituito da contadini e di pescatori.

Traeva da una terra fertile che bisognava domare contro la morfologia e la furia degli elementi, tutti i mezzi  di sussistenza ed era capace questo popolo, già numeroso nel Medio Evo e nel Rinascimento e sparso in una decina di micro-comunità nei 46 Kmq. dell’isola più grande dell’arcipelago napoletano il quale arrivava fino a Ponza distante 44 miglia, di fare anche commercio di questa produzione agricola imperniata sul vino con le altre isole-sorelle e soprattutto con il Continente. 

Già nel XVIII secolo si producevano nell’isola 50mila botti di vino. Ci pensavano i marinai a portare in tutto il Mediterraneo perfino in Dalmazia migliaia e migliaia di botti di vino tratto dai vitigni portati dai greci nell’antichità come il “Biancolella” ed il “Forastera”. Sapeva pescare anche questo popolo in un mare generoso e sapeva fare commercio anche del pesce con la Grande Capitale, Napoli, ed il suo circondario, Pozzuoli.
C’è una produzione letteraria enorme sul popolo dell’isola d’Ischia dei secoli passati di scrittori locali e stranieri che danno conferma ed illustrano con sempre più particolari la considerazione fondamentale di Giuseppe D’Ascia, il più grande storico ischitano del XIX secolo: “C’è il remo e la zappa in ogni famiglia dell’isola d’Ischia”.

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