Ischia News ed Eventi - Il Capo "Marontino", le Fumarole, Cava scura e l'Olmitello

Il Capo "Marontino", le Fumarole, Cava scura e l'Olmitello

Terapie termali
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Proprio così era detto, da Marius Kartarius Viterbensis, il Capo che delimita la spiaggia dei Maronti dalla parte di levante, nella sua celeberrima Carta Geografica ‘Iscla insula olim Aenaria’. E tra il Capo Marontino e le fumarole a ponente si estende la marina dei Maronti - definita da Giuseppe d’Ascia, nella sua Storia d’Ischia: arida, infuocata e solitaria; attraversata da due rigagnoli che sversano a mare le curative acque di Nitrodi, quello dell’Olmitello, e le benefiche e bollenti acque minerali quello di Cava Scura. E l’Ultramontano, Konrad Haller, raccontatore d’oltre i monti alpini così influenzava i viaggiatori del Gran Tour ed i turisti dei tempi moderni.

‘Sotto la spalliera di roccia friabile, che accompagna, infioretta da stocchi di agavi morti e da tormentati grovigli di fichidindia, la spiaggia, la sabbia vaporava e fumava, preannunciando le acque bollenti di Cavascura. Proseguii, venendo da Sant’Angelo, tra spiaggia e mare, -scansando di tempo in tempo figure umane che, isolate o a gruppi, distese immobili sotto cumuli di sabbia, con gli occhi rivolti al cielo come sarcofaghi arcaici, cedevano ad essa le tossine accumulate-,fino a che, a mezzo quasi dei Maronti, un’alta, angusta e profonda fenditura mi apparve che spaccava la balconata tufacea fronteggiante l’orizzonte e serpeggiando s’apriva a forza il varco verso il cuore del monte. Ne discendeva un rivolo di acque grigie e tiepide che incidevano nella sabbia il loro letto, lambendo il mare. Quella fenditura saettante, come tracciata dalla folgore, era la soglia di Cavascura. All’ingresso una grotta profonda e fresca ed una rudimentale tettoia di stuoie con rozzi tavoli e sgabelli, saluta i viandanti diretti alle acque miracolose che scendono dal cuore segreto della montagna, è la taverna di Pietro Paolo. Vi si beve vino rosso, quello che dissipa la tristezza in un canto d’amore,  prima di iniziare l’esplorazione delle sorgenti che sono in alto all’origine di questo serpeggiante vallone, quasi il letto di un torrente montano incassato tra alte rive e volubili tornanti di roccia grigia e friabile. Quando si è dentro ci si sente al fondo di un canyon; svettano alti nel cielo pinnacoli di roccia, cesellati dalla perenne erosione, mentre l’acqua tra i piedi nudi continua a fluire discendendo il misterioso canalone verso il mare. Di tanto in tanto, in cima a scale e terrazze, scavate nei fianchi del canalone, appariva qualche civettuola casetta, ma anche rozzi abituri presso grotte naturali o spechi di antichi bagni e cave di pietra; ne uscivano voci isolate di misteriosi abitatori che risuonavano nella solitaria gola come echi armoniosi di un mondo ultraterreno. Infine un vocio più fitto ed il consolante scroscio delle acque ci annunciano la vicinanza della meta agognata. Dietro bianchi lenzuoli appesi si aprono le cavità delle celle antichissime, scavate nella viva pietra in foggia di camere e di loculi sepolcrali; entro ciascuna di questa che assomigliano alle etrusche tombe a camera di Tarquinia, una vasca rettangolare è scavata nel pavimento di sasso con un origliere anch’esso di pietra consunta; primordiali canali scoperti corrono lungo le soglie delle celle, gli uni recanti alla vasche il flusso delle acque radioattive che spicciano bollenti dal tufo, gli altri scaricando l’acqua già utilizzata. Due grandi cisterne raccolgono, l’una l’acqua bollente, l’altra quella che le donne di Cavascura tengono a raffreddare per graduarne il calore. E’ il più antico stabilimento termale al mondo e nulla è mutato da quando se ne avvalsero i romani. I gesti delle bagnine hanno un che di antico e di rituale, quando con i grandi secchi a mano empiono le vasche e ne stemperano il calore, o stendono i grandi lenzuoli che fungono da tendaggi alle celle. Può anche capitare, sbirciando con occhio distratto dietro quelle lenzuola, di intravedere delle signore che, mollemente adagiate, abbiano, con quelle acque rigeneratrici, un rapporto intimo e creativo…

Poco più in là la foce dell’Acquaro invasa dalla vegetazione palustre ti sfida a penetrarla per raggiungere il modesto fiotto della molle e bicarbonato-alcalina acqua dell’Olmitello.

Da una fenditura del tufo sgorgano le residuali acque delle ninfe Nitrodi che da Buonopane giungono al mare dopo aver ceduto lassù nei bagni e lungo la discesa a valle tutte le proprietà terapeutiche; ma le donne del luogo amano lavare le loro folte chiome con quell’acqua da molti ritenuta miracolosa. Alla fine eccolo il ‘pisciariello’ che, in continuo, riempie galloni e galloni di acqua per quelli che soffrono del ‘mal di pietra’ o di affezioni epato-renali. Si immedesimano in quel Papa rinascimentale che avendo problemi di minzione al Camerlengo che gli presentava gli omaggi della città di Pescia con un solenne ‘Pixia Sante Patre’, rispose con un sospiroso ‘Utinam’ (volesse il cielo)'.

 Il capo Marontino

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